16 settembre 2013

Carl-Schmitt-Gesellschat: “Ist der Parlamentarismus noch zu retten? Carl Schmitt und die Krise der Demokratie”.

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Si terrà a Plettenberg il 27 settembre 2013 la riproduzione di una una intervista televisiva del 19 giugno 1970, fatta a Carl Schmitt da Rüdiger Altmann e Jens Litten. Dal testo dell’invito: «Carl Schmitt hatte in seinem Plettenberger Wohnhaus Brockhauser Weg 10 die Publizisten Rüdiger Altmann und Jens Litten zu einem Interview empfangen, das am 19. Juni 1970 im 3. Fernsehprogramm des NDR gesendet wurde. Es ist eine der wenigen TV-Aufnahmen zu Lebzeiten Carl Schmitts. Themen des Interviews sind u.a. Legalität und Legitimität, Konservatismus, TV-Demokratie, Aggresivität des Fortschritts». Essendo purtroppo Plettenberg non facilmente raggiungibile dal resto del mondo, è da sperare che si renda disponibile un video You Tube o qualcosa di analogo per poter acquisire conoscenza di questa importante intervista a Carl Schmitt, una delle poche esistenti, forse l’unica, con l’impiego dei nuovi mezzi di comunicazione. Nella stessa data si svolgerà la riunione annuale della Gesellschat.

12 maggio 2009

Letteratura italiana online su Carl Schmitt

Versione 1.2
Status: 14.9.13

Valgono per questa raccolta di pagine web italiane su Carl Schmitt le avvertenze già date per le altre sezioni. Si raccoglie ed ordina in una stessa pagina quanto si trova in rete, purché abbia un minimo di attinenza al tema Carl Schmitt. Si omettono mere citazioni di circostanza, senza nessun ancoraggio diretto al testo, come pure ci si astiene da interventi critici su ciò che qui si raccoglie. Eventuali impressioni qui espresse devono essere intese come annotazioni di lavoro piuttosto che un giudizio critico definitivo sul testo censito. Per il Bibliografo è importante avere una panoramica della Wirkungsgeschichte del testo schmittiano, che sembra godere di una strana fortuna, anche quando si vuole “superare” un autore che continua a suscitare dibattito: la Wirkungsgeschichte di un autore termina quando questo autore non suscita più nessun interesse e cade nel dimenticatoi. Se per un verso le categorie schmittiane appaiono meglio rispondenti a dare una spiegazione non ideologica degli eventi tragici che si svolgono davanti ai nostri occhi, ultimo in ordine di tempo il massacro di Gaza seguito dalla disfatta politico-teologica del Vaticano, per un altro verso si accaniscono come non mai contro Carl Schmitt apologeti e propagandisti di regime. Non possiamo tuttavia anticipare interventi critici che ci riserviamo di svolgere altrove. Si tratta soltanto di dare un’indicazione di massima sul carattere generale di ciò che si trova in rete: più interventi occasionali che non studi meditati. Noi però ci siamo qui proposti di fare la più ampia raccolta webgrafica possibile. Ogni osservazione anche critica sarà quanto mai gradita e si avvertono gli autori italiani citati, con i quali non si intende polemizzare, che è a loro disposizione lo spazio Commenti dove possono collocare ogni loro osservazione. Da parte nostra, ormai prossimi al pensionamento, non siamo attirati dalla guerra delle monografie, inflazionando ancor più la repubblica letteraria, mentre invece ci attrae maggiormente, come più utile, la redazione e continuazione degli apparati, che siamo certi possono servire a chi di monografie ne vuol scrivere. La lontananza in questi ultimi anni dalla letteratura su Schmitt e l’avvicinamento alla geopolitica dei nostri giorni, soprattutto quella del Vicino Oriente, ci ha fatto rinascere e riscoprire l’interesse per Carl Schmitt molto di più di qualsiasi più o meno astrusa pubblicazione accademica. La machiavelliana “lezione dei fatti” si rivela più proficua di molti libri volti al superamento e demonizzazione di Carl Schmitt. In una discussa intervista, negli ultimi suoi anni, Schmitt stesso dava la patente di stupidità, indirizzata e pilotata, alle innumerevoli tesi di laurea che venivano assegnate su di lui. E più non si dice.

Sommario: 1. Laura Ferrante: «Jünger e Schmitt - Dialogo sulla modernità di Luigi Iannone». – 2. Andrea Galli: Teologia e politica: il divorzio s’ha da fare. – 3. Europa: “Il ‘politico’ come amico-nemico”. –

Sommario alfabetico: A B C D E F: Laura Ferrante: «Jünger e Schmitt - Dialogo sulla modernità di Luigi Iannone». – G: Andrea Galli: Teologia e politica: il divorzio s’ha da fare. – H I K L M N O P Q R S T U V W Z

Criteri di classificazione: I = Interviste; L = Libri; S = Schede; N = News, annunci di eventi e simili;

1. Laura Ferrante: «Jünger e Schmitt - Dialogo sulla modernità di Luigi Iannone». L 2009. – Si tratta di una scheda bibliografica del libro di Luigi Iannone, Jünger e Schmitt. Dialogo sulla modernità. La modernità vista da due grandi pensatori tedeschi, uscito presso Armando Editore, Febbraio 2009, pagg. 142. La scheda di Laura Ferrante esce du l’Eco di Caserta: «Indagine su due tra i maggiori e più contestati pensatori del ’900. Ernst Jünger e Carl Schmitt, pur avendo fatto parte di quella grande corrente di pensiero anti-moderno che fu la Rivoluzione Conservatrice, hanno avuto come tratto comune l’aver anticipato le trasformazioni e le pulsioni del nuovo secolo. Questi due grandi pensatori tedeschi si sono lasciati alle spalle, almeno da un punto di vista dell’elaborazione teorica, l’esperienza traumatica dei conflitti mondiali e dei totalitarismi e, sin dal primo dopoguerra, sono andati oltre, intercettando le degenerazioni e le fughe in avanti della modernità».

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Erik Peterson, foto del 1938
2. Andrea Galli: “Teologia e politica: il divorzio s’ha da fare”. I 2013. – Estratto: «Lei parla della necessità di superare il concetto di «teologia politica» e di lasciare piuttosto spazio a quello di «teologia della politica»: qual è differenza? «La teologia politica indica la politicizzazione della teologia. È cosa diversa dalla teologia della politica. Molti confondono le due cose ma questo genera solo confusione. Nella teologia della politica il rapporto tra teologia e politica non è immediato, è mediato dalla morale, dal diritto, eccetera. Non c’è identità tra i due momenti. La grazia non coincide con la natura, la città di Dio non è la civitas mundi. Per la teologia politica, al contrario, il teologico si attua attraverso il politico e il politico attraverso il teologico. Con ciò la confusione è totale e il momento teologico diviene funzionale ai poteri del mondo. Come scrive Carl Schmitt: non c’è teologia politica se non ci sono nemici. La teologia politica porta al Dio degli eserciti, a consacrare la potenza dei popoli, non la gloria di Dio. È ciò che è accaduto, dopo l’11 settembre 2001, con l’islamismo radicale, da un lato, e la versione “teocon”, occidentalista e guerriera, dall’altro». Fine dell’estratto. Concordiamo sulla “confusione” e ci riserviamo maggiore analisi e approfondimento. Per adesso dobbiamo procedere il più rapidamente possibile al censimento ed allo smaltimento di una letteratura che si è andata accrescendo negli ultimi anni in cui abbiamo trascurato questo blog, direi non apportando maggiori lumi alla limpidezza del testo schmittiano, che abbiamo tradotto in italiano nell’ormai lontano 1981. La voglia di criticare, demolire, demonizzare questo grande pensatore è in sé quanto mai sospetta. Quanto all’opera di Peterson a Schmitt lascia perplessi il volerla limitare al fatto che Schmitt avesse aderito al nazismo. Non fu il solo (anche Heideggere, Jünger e molti altri) e si tratta pur sempre di una opzione politica in una contingenza storica, quella degli anni 1933-36, durante i quali come è stato acutamente osservato sarebbe da spiegare la non adesione piuttosto che l’adesione ad un nuovo governo che mostrava di saper risolvere tutti i problemi di cui Weimar si era dimostrata incapace e fallimentare. Ma i temi sono complessi e la confusione davvero grande.

3. Europa:  Il "politico" come amico-nemico. S/2013 – La scheda contiene i soliti pregiudizi quando si usa il nome Carl Schmitt. Questo il sottotitolo: « Carl Schmitt è da maneggiare con cura. Ma, depurato del suo aspetto reazionario, è un maestro di realismo politico e uno specchio dello scollamento delle istituzioni liberaldemocratiche. La lezione di Carlo Galli». Mentre non appaiono di qualche utilità le genericità del testo, danno piuttosto fastidio espressioni come “reazionario”, “adesione al nazismo” e simili, mentre lascia perplessi la frase di apertura. «Der Begriff des Politischen (1932) del giurista Carl Schmitt (1888-1985) è un testo celeberrimo, benché non il più importante scientificamente, nella vasta produzione dell’autore». Se infatti, in una disputa che appassionava gli allievi di Schmitt, si volesse dare la palma di “opera più importante” al “Dottrina della costituzione” (1928), questa probabilmente  non avrebbe potuta essere concepita e scritta senza la prima formulazione, nel 1927, del “concetto del politico”. Dai quotidiani, anche online, non ci si devono però aspettare grandi approfondimenti e la superficialità è la loro regola quotidiana. Anche in questo caso si propaga quell’«ostracismo» e quella demonizzazione che nella scheda sembra si voglia giudicare negativativamente.

4. Cacciari a Caserta. N 2013-

18 aprile 2009

Si è spento Giano Accame.


La prima notizia mi è neppure 24 ore dopo quella della morte di Franco Volpi, sempre dalla stessa fonte, da Carlo Lo Re. Il colpo è stato molto più duro. Mentre con Franco Volpi avevo rari contatti telefonici, sempre cordiali, di Giano avevo una frequentazione trentennale periodicamente rinnovata in occasioni varie, anche andandolo a trovare a casa, dove le ultime volte andai a ritirare collezioni di riviste tedesche, che aveva deciso di regalarmi. Fra queste anche Criticón, dove si trovavavano gli originali di articoli di Piet Tommissen e Günther Krauss, da me tradotti in italiano e resi disponibili in questo blog sia nel testo tedesco che nella mia tradizione italiana. Giano Accame andò a trovare Carl Schmitt nel 1954, quando io avevo quattro anni e non avevo certo sentito mai parlare di Schmitt. Per questo autore Giano ebbe sempre interesse ed attenzione e fu nel suo nome che intorno al 1980 nacque la nostra amicizia. Come già per Volpi, questa non è e non vuole essere un necrologia. Mi sto lasciando andare sull’onda dei ricordi, poco prima di uscire di casa per andare a Santa Maria della Consolazione, la chiesa nei pressi del Campidoglio, dove alle 10.30 inizierà la funzione religiosa.

In questi giorni si è tentato di tracciare un quadro della figura di Giano Accame. Di certo sarà utile uno studio su Giano che dia le date della sua vita, i titoli dei suoi libri, la sua attività di giornalista, il suo impegno politico, e così via. Ma gli amici possono attingere ai ricordi diretti dell’uomo ed alla sua parola viva. Per me Giano era una miniera di informazioni e di giudizi su uomini ed eventi. Anche negli ultimi anni era cresciuto il rispetto verso come il più ragguardevole intellettuale della destra italiana, l’uomo è stato non poco contrastato e mi vengono in mente alcuni episodi, cui non voglio adesso accennare nel momento della morte e e mentre mi accingo ad uscire di casa per rendere l’estremo saluto all’amico scomparso. Dopo la funzione, partirà per il suo ultimo viaggio, in Luano, il suo paese ligure, dove era nato e dove trascorreva l’estate, come io la trascorrevo al mio paese, nell’estrema Calabria. Da qui gli portavo bottiglie di Grappa che lui da intenditore gradiva. Non pensai mai di fargli una visita in Liguria, ma penso che adesso in Liguria ci andrò ogni tanto per soffermarmi in raccoglimento sulla sua tomba, come mi è capitato di recente con Aldo Moro, altra figura per me indimenticabile.

Torno adesso dalla cerimonia funebre e non voglio indugiare a scrivere alcune righe nell’immediatezza del momento. Dopo, con la riflessione, non saranno più le stesse. Un amico che ho incontrato mi ha molto garbatamente ed impercettibilmente fatto notare la mai propensione alla polemica. Si parlava di Fini, un politico che mi deluso, come del resto anche Alemanno. Io, lui ed altri ci siamo ritrovato per dare l’estremo saluto ad una persona che ci era cara, anche se diversamente cara. Finché l’amico Giano era vivo, non avevo mai pensato a lui come ad una persona che si dovesse studiare, come a scuola. Ed invece adesso penso che in qualche modo mi devo riappropriare di tutti aspetti e momenti della complessa personalità di Giano, che non avevo mai curato. Era presente il “primo cittadino”, cioè il Sindaco Gianni Alemanno che ha parlato tracciando un profilo politico e dando una sua valutazione della posizione politica dell’«intellettuale» scomparso, punto di riferimento di tutta la destra italiana. La mia amicizia con Giano si è sempre mantenuta nell’alveo degli interessi schimittiani. Fui io che feci incontrare in un ristorante calabrese Giano con Giacomo Marramao. Entrambi desideravano da tempo fare conoscenza. Nell’ambito della politica della destra Accame è stato sempre qualcosa di controverso, ovvero fonte di dibattito. E sembra che lo sia ancora. Al termine della cerimonia, mentre la bara lasciava la chiesa, per scendere la gradinata, un folto numero di persona lo ha salutato con il saluto fascista al grido di “Camerati!”. Anche questo era Giano, che non ha mai rinnegato la sua adesione, a 17 anni, alla Repubblica Sociale Italiana, che per lui era l’Italia rimasta dopo la disfatta, l’onore da conservare e difendere. Ma questo è un discorso. È il lascito che sento di ricevere da Giano. Adesso che lui non è più fra noi è un pietoso e doveroso onere da parte degli amici ricostruirne tutto il percorso della sua vita, dei suoi scritti, delle sue “posizioni”, dei suoi “concetti”.

16 aprile 2009

Una perdita per la cultura italiana: la morte di Franco Volpi


La notizia mi è giunta ieri, per posta elettronica, da Carlo Lo Re. Non ci volevo credere, speravo si trattasse di un’omonimia e non del Franco Volpi che conoscevo, ma poi andando al leggere l’intero testo del blog di Lo Re e vedendo anche la foto ho dovuto convincermi che si trattava proprio di Franco. Non posso dire di avere avuto con lui una grande frequentazione e questo non è e non vuole essere un necrologio. Avevo conosciuto Franco Volpi in Germania ad una serie di Seminari organizzati dall’Istituto filosofico marottiano. Leggo che era nato nel 1952, due anni più giovane di me, dunque, ma era nel frattempo passato a ordinario di storia della filosofia. Non ho mai avuto nessunissima invidia per la carriera che lui e altri amici nel frattempo hanno fatto, mentre io sono rimasto al palo: ben meritata! Soprattutto, non per questo cambiavano i nostri personali rapporti. Fuori dai seminari tedeschi non ricordo di averlo mai incontrato, lui abitava a Padova ed io a Roma. Non capitava perciò di incontrarsi per strada, per fare una passeggiata insieme, come mi accadeva spesso con Antimo Negri, con il quale lungo il viale Regina Margherita facevamo esercizio di maldicenza su tutta la cultura italiana. Non si risparmiava nessuno e dopo ci sentivamo meglio. Scherzi a parte, ho un caro, carissimo ricordo di Franco Volpi, la cui voce al telefono conservava sempre la stessa freschezza e disponibilità della prima volta che ci conoscemmo. Lui lavorava con Adelphi io con Giuffrè. Si era anche prestato per dare copertura giornalistica al convegno che io avevo organizzato in Roma su Carl Schmitt. Ci sentivamo, in genere, per risolvere pasticci editoriali e da lui apprendevo di cose che non divulgavo e che potevano ben andare in una rubrica una volta esistente su L’Espresso: I segreti degli editori. Non so se esiste ancora questa rubrica, perché non leggo più da parecchi anni L’Espresso. Ma alcuni di questi segreti andrebbero raccontati anche per iscritto e non solo a voce, come faccio con gli amici fidati. Negli ultimi tempi lo avevo cercato con insistenza al numero di telefono che avevo, lo stesso che altri pure avevano. Non rispondeva nessuno ed avevo supposto o che avesse cambiato casa o che il numero non fosse più quello.

Il pasticcio ultimo era la contemporanea uscita, quasi nello stesso giorno, della “Tirannia dei valori” in edizione Adelphi e in edizione Morcelliana con lieve e concorrenziale differenza di prezzo di copertina. Dopo la morte del prof. Kaiser la gestione dei diritti di Schmitt ed il piano di edizioni versa nel più completo caos ed io non so a quale interlocutore potermi rivolgere. Risponde una signora alla quale le mie ultime parole sono state: Ich bin mude. Contavo di risolvere il problema non solo della “Tirannia dei valori”, ma altri in corso se avessi potuto parlare con Franco, come già altre volte. Rimandavo ogni volta all’occasione in cui lo avessi incontrato o qualcuno avesse potuto darmi un nuovo e diverso recapito. Giunge però a tradimento la morte prematura. Non la malattia ci ha tolto Franco Volpi, ma – spero di non sembrare irriverente – “mentre passeggiava in bici”, secondo quanto leggo da Carlo Lo Re. Non ci si riesce mai ad abituare all’idea della morte di una persona cara, dei genitori, di un parente, di un amico. Non essendo noi eterni in una serie di casi ci si deve tuttavia rassegnare, ma in altri non si accetta il fatto ineluttabile della perdita. È il caso di Franco Volpi, di cui non ricordo se una volta vidi appena la moglie. Non conosco nessuno dei suoi familiari a cui far giungere le mie condoglianze. Ripeto: questo non è un necrologio. Esprimo, in questo inizio di giornata, il mio rimpianto per l’amico perso. Più tardi andrò a fare lezione, iniziando dopo Pasqua la parte del corso dedicata quest’anno alla Tirannia dei valori. Inizierò parlando agli studenti di Franco Volpi, ricordandone la figura per come io l’ho conosciuta e soprattutto ricordando la gentilezza dell’uomo, la grande cultura, la disponibilità costante e spontanea, l’amabilità, la signorilità.

02 aprile 2009

Letteratura online su Carl Schmitt in lingua spagnola

Versione 1.3
Status: 11.9.13

Vale anche per la letteratura spagnola qui raccolta quanto detto per le altre letterature divise per aree linguistiche. Aggiungiamo che la segnalazione dei links ci giunge attraverso una google-alert, dove l’arretrato da smaltire è alquanto abbondante. Seguiremo in linea di massima un ordine crononolgico a ritroso: dal più recente al meno recente. Esaurita questa fonte di notizie passeremo ad esplorare la rete attraverso i motori di ricerca. In ultimo, se il materiale risulterà abbondante, cercheremo di governarlo con nuovi blogs tematici plurilingue. Non mi stanco di ripetere che in fase di raccolta del materiale devo necessariamente astenermi da ogni giudizio e valutazione critica. La referenza che fornisco è di natura prettamente bibliografica. Ciò non toglie che i lettori del post possono dare loro i giudizi che meglio credono sul contenuto degli articoli. Valgono in questo caso le regole generali della netiquette. In genere, eviterò anche di partecipare al dibattito e alle discussioni che ospiterò secondo i normali criteri di pubblicazione. Poiché si è avuto qualche raro caso di non gradimento per l’avvenuta ripubblicazione online in questo blog, accanto a più frequenti casi di gradimento accompagnato da ringraziamento, ma anche per ragioni di spazio e migliore controllo dei dati, si dà preferenza al semplice link al testo originale, piuttosto che alla sua ripubblicazione integrale. Di ogni testo se del caso si faranno estratti, redatti in italiano. L’aggiornamento di questa pagina riprende dopo non pochi anni durante i quali mi sono interessato di altre cose, non però infeconde da un punto di vista schmittiano. Occorre adesso ripensare la struttura del blog, conservando ciò che merita di esserlo, come per esempio la corrispondenza edita con Juan Sánchez Torrón. Non pare possibile seguire stretti criteri cronologici nella lettura delle numerose Alerts sempre giunte e neppure dare subito una valutazione critica dei testi di cui si prende nota. Ci riserviamo però di ripensare i giudizi espressi.

Sommario: 1. Juan Sánchez Torrón: Refrendo electoral a poderos inseparados. – 2. Harry Almela: Teoría y práctica de la biopolítica.  – 3. * La actualidad de Carl Schmitt. –

Simboli: A = Articolo; B = traduzione;

1. Juan Sanchez Torrón: Refrendo electoral a poderes inseparados. – A/2009 – L’articolo non è firmato e costituisce probabilmente un editoriale. Esce con data Miércoles 18 de marzzo de 2009 su sito laopinionecoruña.es. Deve trattarsi dell’edizione online del giornale su carta stampata La Opinión A Coruña. – L’articolo che qui appare non firmato è però di Juan Sánchez Torrón e lo si trova anche su Rebelión del 20 marzo 2009. Io ne ho avuto la sua prima notizia attaraverso una Google Alert. Ringrazio l’Autore per la segnalazione.

Sommario Alfabetico: A: Harry Almela: Teoría y práctica de la biopolítica.  –  B C D E F G H I J K L M N O P Q R S: Juan Sánchez Torrón: Refrendo electoral a poderos inseparados. – T U V W X Y Z

*
laopinionecoruna.es
18 de marzo de 2009


1. Parlamentarismo. – En su Teoría de la Constitución, Carl Schmitt describe la evolución del parlamentarismo desde una situación de partida en la que: “El Parlamento representa a toda la nación como tal y emite por ello, en discusión y acuerdo públicos, leyes, es decir, normas generales”. Para esta situación de partida, “la publicidad de las deliberaciones es el nervio de todo el sistema”, y “se garantiza mediante prescripciones de la ley constitucional”. Así lo sancionaba la Constitución alemana de la República de Weimar, en su artículo 29: “El Reichstag delibera públicamente”. Pero el fundamento racionalista del parlamentarismo, según el cual de la discusión, o como dicen ridículamente, del “contraste de pareceres”, surgiría la verdad, ha quedado por completo desacreditado por la práctica moderna de las partidocracias, que no escapaba, ya en 1928, a la aguda mirada del jurista alemán: “El Parlamento, en la mayor parte de los Estados, no es ya hoy un lugar de controversia racional donde existe la posibilidad de que una parte de los diputados convenza a la otra y el acuerdo de la Asamblea pública en pleno sea el resultado del debate (…). La posición del diputado se encuentra fijada por el partido (…). Las fracciones se enfrentan unas a otras con una fuerza rigurosamente calculada por el número de mandatos (…). Las negociaciones en el seno del Parlamento, o fuera del Parlamento, en las llamadas conferencias interfraccionales, no son discusiones sino negociaciones; la discusión oral sirve aquí a la finalidad de un cálculo recíproco de la agrupación de fuerzas e intereses. El privilegio de la libertad de discurso (inviolabilidad) perdió con esto sus supuestos (…). El Parlamento se convierte en una especie de autoridad que decide en deliberación secreta y que anuncia el resultado del acuerdo en forma de votación en una sesión pública”.

Si el carácter público de las deliberaciones asamblearias se entiende como componente sustancial de la democracia -por muchas definiciones que admita un término tan propenso a confusiones y manipulaciones, no parece que en ese aspecto pueda haber dudas- entonces la práctica moderna del parlamentarismo, que permite vulnerar la exigencia de publicidad, mediante las oscuras transacciones del consenso a puerta cerrada entre los jefes de las respectivas facciones enfrentadas, queda, por vía negativa, perfectamente asimilada a un procedimiento dictatorial, reforzado, en el mejor de los casos, por la aclamación de las masas: clamor siempre necesario para una dictadura.

2. Régimen de listas. – Es necesario, sin embargo, unir al apunte de Schmitt una cuestión sustancial como la del sistema electoral, muy directamente relacionada con la tara que aquí se aborda. La discusión sobre la conveniencia de adoptar un sistema u otro parece moverse dentro de las diferencias cuantitativas entre sistemas de listas, cerradas o abiertas, es decir, sistemas proporcionales: los partidos políticos han logrado centrar el foco de la opinión pública en la cuestión de la mayor o menor proporcionalidad del sistema electoral, renunciando a poner en entredicho la idea misma de proporcionalidad como el verdadero núcleo del problema. Ya Max Weber señaló que “el sistema de representación proporcional tendrá como efecto la creación de un parlamento apolítico sin espacio para el liderazgo”. Dicho sistema convierte indefectiblemente a los diputados en delegados de los partidos políticos a sueldo del Estado, dispuestos a obedecer las instrucciones cursadas por los respectivos jefes de filas, es decir, dispuestos a sujetarse a la tan encarecida “disciplina de partido”, que en las democracias anglosajonas, es decir, aquellas que desconocen el sistema proporcional y se han decantado por el sistema mayoritario uninominal de distritos electorales, sería una completa aberración.

Sería ocioso, a este respecto, comparar lo acontecido en Reino Unido y España en la gestión de la última guerra de los Estados Unidos contra Irak: el abandono al que un grupo de diputados del Partido Laborista sometió a Tony Blair aquí sería impensable. En lugar de ello, los diputados del Partido Popular se plegaron con absoluta fidelidad a las instrucciones del presidente José María Aznar mientras decenas de miles de manifestantes invadían las calles: los parlamentarios sabían a quien debían obediencia. Disciplina de voto que, dicho sea de paso, solo puede reforzar el descontrol del poder y la inseparación entre los poderes Ejecutivo y Legislativo, tal y como, por lo demás, es característica definitoria del parlamentarismo.

3. Eleciones autonómicas. – En la fiesta democrática que acaba de transcurrir con total normalidad, y en la que, conforme a la propaganda oficial, vascos y gallegos han vuelto a dar un notable ejemplo de “madurez” y “participación ciudadana”, los electores han ido a depositar su “confianza” en la opción que han estimado oportuna. Confianza que, a su vez, será sesudamente utilizada por los partidos políticos con representación en las cámaras. Nadie lo explicaba mejor que el presidente del Gobierno español en su última entrevista en Antena 3, en referencia a la situación en el Pais Vasco: “El Partido Socialista decidirá su política de pactos una vez que se conozca el resultado electoral”. Lo cual no significa otra cosa más que el Partido Socialista y, por supuesto, todos los demás partidos han reclamado la confianza previa de los electores para acudir bien pertrechados de munición al proceso de negociaciones que se avecina.

No se trata de limitar las opciones de antemano, pues eso exigiría un compromiso firme ante los votantes con los principios defendidos en la campaña electoral: estos principios son ya bastante elásticos como para preparar el terreno del consenso que está por venir. Tal grado de transparencia sería radicalmente incompatible con el “normal funcionamiento de las instituciones democráticas” por el cual, según el presidente, hay que esperar a conocer la composición de la Cámara para que los electores sepan como los partidos van a administrar la confianza otorgada.

Sería, sin embargo, mucho más preciso, que donde dijo “instituciones democráticas” hubiera dicho “parlamentarismo partidocrático”: sólo en un régimen en el cual los diputados electos del Poder Legislativo nombran al Poder Ejecutivo siguiendo las instrucciones cursadas por los jefes de filas cabe este atropello por el cual los partidos se arrogan y usurpan a la ciudadanía la facultad de elegir y deponer gobiernos de forma directa, sin sujetarse a la aprobación parlamentaria, como exigiría el más elemental principio de la separación de poderes.

Cuando algunos dirigentes se quejan del al parecer desmesurado poder alcanzado en el extinto “Gobierno bipartito” gallego por la tercera fuerza política del país, cuando sostienen incongruencias tales como que “lo democrático sería que gobernase la lista más votada” están haciendo un discurso presidencialista dentro de un régimen que no lo es; están apelando a una separación entre Ejecutivo y Legislativo inexistente. Los ciudadanos no votan para elegir gobierno alguno, sino para otorgar a los partidos políticos cuotas de poder en la cámara legislativa, que es la que, a su vez, designa al jefe de gobierno. Que, huelga decirlo, no tiene por qué ser el candidato de la lista más votada. Y una vez designado el Ejecutivo, el sujeto de tal designación, o sea el Legislativo, queda subsumido y fagocitado por aquel. “Si no hubiera monarca y se confiara el poder ejecutivo a cierto número de personas del cuerpo legislativo, la libertad no existiría, pues los dos poderes estarían unidos, ya que las mismas personas participarían en uno y otro”, sostiene Montesquieu.

El cierre apresurado de la comisión de investigación sobre el caso de los espías en la Asamblea de Madrid, por decisión del propio Gobierno investigado, ilustra bien el alcance y significado de las palabras de Montesquieu. Y si a ello se añade el hecho de que los pactos de gobierno no son competencia de los parlamentarios sino de sus jefes de filas, en negociaciones a puerta cerrada -y de lo cual sería un ejemplo paradigmático las reuniones entre socialistas y populares para el pacto de gobierno vasco-, a la ya aludida vulneración de la separación de poderes consustancial al parlamentarismo se une entonces el atropello que con tanta precisión describe Carl Schmitt: “Tan pronto como se produce el convencimiento de que en el marco de la actividad parlamentaria lo que se desenvuelve a la luz del día es sólo una formalidad vacía y las decisiones recaen a espaldas de lo público (…), el Parlamento ha dejado de ser representativo de la unidad política del pueblo”. En efecto, definiciones de democracia hay muchas. Pero allí donde no hay representación sino tan sólo confianza, refrendo o aclamación, empieza a ser terriblemente difícil distinguir la democracia de un régimen caudillista comandado por los jefes de los partidos.

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2. Harry Almela: Teoría y práctica de la biopolítica. – A prima vista ci sembra che questo articolo, giunto con assoluta casualità alla nostra attenzione, in fase di ripresa del blog, condivida in pieno tutti i luoghi comuni che caratterizzano la letteratura su Carl Schmitt, da censire ma non sempre essenziale ai fini di conoscenza. Si parte dalla demonizzazione del nazismo, in quanto Male Assoluto, Unico nella Storia, e si rende Carl Schmitt responsabile e partecipe del nazismo, per il fatto di essere vissuto in Germania, nel pieno vigore della sua maturità, e di non aver scelto la via dell’esilio. È significativo come l’autore di questo testo senta il bisogno di citare Raul Hilberg, pur partendo da Michel Foucalt, al quale poteva forse fermarsi per renderci più chiaro ed immediato il concetto di “biopolitica”. E ci aggiunge pure il Capriles venezuelano, che tutta ce la sta mettendo per riportare il Venezuela del dopo Chavez nell’alveo dell’Impero. Non ci è adesso agevole una esplorazione diretta dell’opera di Foucalt e non ci interessa in questo contesto quella di Hilberg. Alquanto sommari i riferimenti all’opera di Schmitt, passando dallo stato di eccezione, alla teoria del nemico, alla teoria del partigiano, volando su oltre mezzo secolo che hanno visto la Germania due volte sconfitta in due guerre mondiali, o in una stessa guerra civile europea, come direbbe Ernst Nolte. Il concetto che però sembra interessare maggiormente è quello di “biopolitica”, inteso a quanto pare l’allegro potere di ammazzare la gente. In pratica, riaffiora la violazione dei diritti umani che nel secondo dopoguerra sarà il cavallo di battaglia per la critica radicale dei regimi appena sconfitti. È appena il caso di ricordare come possibile obiezione a questa ricostruzione che ad appena due mesi dal termine della guerra in Europa venivano sganciati ordigni nucleari su Hiroshima-Nagasaki, facendo in un solo istante 300.000 morti. E non fu che l’inizio di massacri che durano ininterroti fino ai nostri giorni e sui quali qui non ci soffermiamo oltre. Stanno per scadere i 70 anni di secretazione degli archivi di guerra ed è da prevedere che un libero accesso ai documenti, e soprattutto una loro libera interpretazione, ci consentirà di vedere e valutare con occhi diversi un passato che non è nostro ma dei nostri padri, nel senso che sono stato loro protagonisti e vittime di quegli anni. Se Carl Schmitt è da considerare come il "Thomas Hobbes del XX secolo”. allora la categoria ermeutica da adoperare è quella della relazione protezione-obbedienza, non quella del massacro gratuito del popolo da parte di chi esercita il potere. Non pare casuale come questo addebito, fatto ad un governo legittimo di massacrare il suo popolo, abbia costituito il pretesto per il rovesciamento violento del governo libico di Geddaffi ed ora la stessa motivazione venga fatta per la Siria. Gli analisti sanno bene che i mercenari di cui nel 2013 si servono i Vincitori del 1945 praticano il cannibalismo, mangiando le viscere dei cittadini siriani rimasti fedeli al legittimo governo di Assad. L’addebito di “cannibalismo” non è fatto da chi ora qui scrive, ma è stato fatto da Putin a Cameron in una visita di stato. Qui Carl Schmitt, a nostro avviso, c’entra poco o nulla ed il testo qui visionato ci sembra partecipi della demonizzazione di Carl Schmitt, che resta la costante di una buona parte della letteratura che si può considerare in blocco, valutare in blocco ed ignorare nelle sue innumerevoli ripetizioni. Il testo di Harry Almela si colloca inoltre nel clima delle lotte politiche nel Venezuela, dove dopo la morte di Chavez gli Stati Uniti tentano di restaurare il loro dominio, da sempre rivendicato a costo di immani massacri. Se questa è la letteratura prevalente su Carl Schmitt non consideriamo una grave negligenza ed una perdita l’averla ignorata e trascurata in questi ultimi anni, durante i quali lo studio della geopolitica ci ha confermato tutta l’attualità dell’analisi schmittiana e soprattutto la sua validità per la comprensione della nostra quotidianità.

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3. *  La actualidad de Carl Schmitt. – Si tratta della presentazione di una traduzione spagnola della “Dittatura. «La reciente aparición en Alianza Editorial de otra reimpresión de La Dictadura. Desde los comienzos del pensamiento moderno de la soberanía hasta la lucha de clases proletaria, obra de Carl Schmitt de 1921, plantea el interrogante acerca de la persistente actualidad de este autor. Semejante pregunta resulta tanto más oportuna cuanto que el libro citado carece de estudio preliminar, cosa verdaderamente lamentable por dos motivos: por la enjundia del autor y de la obra, de una parte, y por la existencia en España de buenos conocedores del pensamiento schmittiano, de otra. Cito a título de ejemplo la monografía Contrarrevolución o resistencia. La teoría política de Carl Schmitt, de Carmelo Jiménez Segado (Tecnos), y la extensa presentación de Celestino Pardo a su traducción del texto de Schmitt El valor del Estado y el significado del individuo, de 1914 (Centro de Estudios Políticos y Constitucionales, 2011, ya agotada su 1.ª edición)».

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Letteratura online su Carl Schmitt in lingua francese

Versione 1.1
Status: 13.9.13

Valgono per la letteratura nelle lingue a noi accessibili eguali criteri ed avvertenze avvertenze. Si procede cioè in una prima fase per mero censimento degli scritti online significativi per una bibliografia schmittiana. Procedendo sempre per approssimazioni successive e con ampia discrezionalità di revisione anche di giudizio critico si anticipa la localizzazione online, se possibile ed utile si offre una riedizione del testo originale, infine si tenta una analisi critica dello scritto, invero condizionato dal grado della nostra comprensione della lingua straniera e per questa ragione in particolare ci riserviamo di rivedere i nostri giudizi. Gli interventi, anche critici, degli autori e dei lettori del blog sono sempre graditi. Negli ultimi anni per la letteratura francese sembra notarsi un certo accanimento e livore antischmittiano nell’ottica di un’interpretazione ideologica e del nazismo e della questione ebraica. Osserviamo brevemente al riguardo che questa tendenza più che riguardare Schmitt riguarda le condizioni della cultura francese, dove un autentico clima di caccia alle streghe ha fortemente compromesso la libertà di pensiero e di ricerca. L’ordine di successione dei paragrafi è inizialmente del tutto casuale, ma via via che esso si accumula si procederà ad un suo migliore ordinamento. In un primo tempo si era pensato di ripubblicare i testi, ma ciò pone dei problemi anche di ordine giuridico. Questa possibilità non è esclusa, ma diventa selettiva, mentre si cercherà di raggiungere la completezza per una letteratura online su Carl Schmitt che ormai diventa sempre più cospicua. Siamo ormai convinti che internet anche sul piano scientifico costituisce una rivoluzione rispetto alle pubblicazioni cartaceo accademiche e per questo organizziamo il nostro lavoro scientifico facendo uso del nuovo mezzo e sopperendo alla mancanza di finanziamenti accademici, ma restando anche più liberi nel nostro lavoro. Ci scusiamo per alcune inserzioni pubblicitarie, che consideriamo un onere dovuto per l’uso gratuito della piattaforma. Eventuali donazioni che andranno a finanziare le nostre ricerche sono gradite e per esse ringraziamo anticipatamente. Dopo una lunga assenza, durante i quali abbiamo creato e sviluppato altri nostri blog tematici, ritorniamo con rinnovato interesse all’aggiornamento quotidiano di questi “Carl Schmitt Studien”, accogliendo anche la richiesta incoraggiante di nostri illustri colleghi universitari.

Simboli: A = Articolo; B = traduzione;  C= Citazione significativa;  I = Interviste; S = scheda.

Sommario: 1.  Mathieu Rigou: “La notion d’«ennemi intérieur”. – 2. Jean-Pierre Faye: Carl Schmitt, Jünger, Heidegger: les nazisme des intellectuelles. – 3. Carl Schmitt: Fin de la culture et crise politique au xxie siècle. – 4. Alexander Lacroix,  Deux conceptions de la guerre mises à l’épreuve par le cas syrien. – 5. Le Devoir: La Philosophie dans l’accoudoir. L’ennemi intime. –

Sommario Alfabetico:  A B C D: Le Devoir: La Philosophie dans l’accoudoir. L’ennemi intime. – E F: Jean-Pierre Faye: Carl Schmitt, Jünger, Heidegger: les nazisme des intellectuelles. – G H I K L: Alexander LacroixDeux conceptions de la guerre mises à l’épreuve par le cas syrien. – M N O P Q R: Mathieu Rigou: “La notion d’«ennemi intérieur”. – S:  Carl Schmitt: Fin de la culture et crise politique au xxie siècle. – T U V W X Y Z

1. Mathieu Rigouste: “La notion d’«ennemi intérieur»”. I 2009 – Con data Dimanche 29 mars 2009 sul sito Le Jura Libertaire con titolo L’Ennemi intérieur compare un’Intervista a Mathieu Rigouste «cercheur en sciences sociales», dove in un passo è citato Carl Schmitt. Viene di seguito dato questo estratto, mentre il testo integrale dell’intervista può lerggersi cliccando sul link del titolo.
*
2. Jean-Pierre Faye:  Carl Schmitt, Jünger, Heidegger: les nazisme des intellectuelles. S 2013 –
Jean-Pierre Faye (2002)
Estratto: «Or le paradoxe, c'est que ce mot abondant et innocent en langue américaine, prend sa source chez ce philosophe allemand que nous révérions dans les années de guerre et d'après-guerre. Et pour découvrir, longtemps après la seconde guerre mondiale, qu'il a pris parti pour le IIIe Reich. Au côté du juriste Carl Schmitt (1888-1985), aujourd'hui encore enseigné – paradoxalement – comme référence en matière de droit constitutionnel de "l'Etat souverain", notamment par nos amis italiens». Nostra analisi e commento a seguire.

3. Carl Schmitt: Fin de la culture et crise politique au xxie siècle. – Non mi è chiaro di cosa si tratti e non trovo indicazioni utili. Forse è una raccolta di traduzione di brani vari di testi di Carl Schmitt.

4. Alexander Lacroix,  Deux conceptions de la guerre mises à l’épreuve par le cas syrien. – Questa pare essere la conclusione dell’autore: «Tel est donc le cadre théorique d'une éventuelle intervention des alliés en Syrie : il s'agirait de penser cette action militaire avec Clausewitz et contre Schmitt, de procéder moins à une attaque massive qu'à une opération de police».

5. Le Devoir: La Philosophie dans l’accoudoir. L’ennemi intime. S 2013. – Estratto: «L’oeuvre du juriste Carl Schmitt (1888-1985) aide à démêler ce noeud télévisuel complexe, bien que cette théorie exige beaucoup de précautions morales. Il faut le dire et le répéter : Carl Schmitt est un nazi, jusque dans ses manifestations les plus détestables, dont l’antisémitisme exacerbé « qui innerve toute sa pensée », comme le résume le spécialiste Jacquy Hummel. Le recours à cette pensée dangereuse demande donc du tact et de la vigilance. Du point de vue moral, il n’y a rien à dire en faveur du personnage. C’est un humain infréquentable, un salaud. La cause est entendue et perdue. Seulement, comme le disent bien d’autres exégètes, cette pensée dangereuse peut au moins aider à poser des questions dangereuses, en l’occurrence au sujet des maux dont souffre la démocratie contemporaine, la crise des valeurs actuelles et le nouveau processus de déshérence du politique vidé de sa substance, notamment par le terrorisme». Nostro commento a seguire.

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01 aprile 2009

Letteratura online su Carl Schmitt in lingua inglese

Versione 1.3 / Status: 17.9.13

La lingua inglese ha una diffusione tale da rendere piuttosto problematica una ulteriore distinzione per aree geografiche, come abbiamo già fatto per la lingua spagnola distinguendo fra ciò che appare in Spagna e ciò che si pubblica negli altri paesi di lingua spagnola, cioè latino americani. Preferiamo qui raccogliere in un solo file tutto ciò che reperiamo in lingua inglese, seguendo qui un ordine cronologico inverso, indicativamente dalle cose più recenti alle meno recenti. Non potendo, per ragioni pratiche, sovvertire la successione numerica dei paragrafi, provvederemo in un secondo tempo ad una maggiore sistematicità del materiale raccolto, di cui è indicata sempre la fonte ed il link, ritenendo in questo modo di aver ottemperato ad elementari obblighi e sempre restando disponibili a rimovuere il testo su semplice richiesta degli aventi diritto. In fase di raccolta e di censimento dei testi, che devono avere un minimo di significatività ed attinenza alla figura e all’opera di Carl Schmitt, ci asteniamo da qualsiasi commento critico. La pubblicazione e rilevazione del testo in sé non comporta nessun giudizio. Le indicazioni che precedono il testo hanno mero carattere bibliografico. Riteniamo di fornire un servizio utile a noi stessi e alla generale comunità degli studiosi di Carl Schmitt, accedendo ad un tipo di letteratura che va guadagnando sempre più diffusione. Siamo grati ai Lettori che ci segnaleranno testi a noi sfuggiti o agli Autori che vorranno rendere accessibili e divulgabili loro testi disponibili solo su pubblicazioni cartacee. Infatti, non escludiamo di poter riunire in questo stesso file anche la letteratura solamente “cartacea”, purché ci pervenga la formale autorizzazione degli aventi diritto. Ciò vale per tutte le lingue in cui esce questa Bibliografia e Raccolta di testi.


Sommario: 1. Giorgio Agamben: “The State of Emergency”. – 2. Michael Marder: “In tne Name of the Law: Schmitt and the Metonymic Abuse of Legitimacy”. – 3. Israel Shamir: “The Tyranny of Liberalism”. – 4. Greg Johnson: Mircea Eliade, Carl Schmitt, & René Guénon. –

Sommario alfabetico: A: Giorgio Agamben: “The State of Emergency”. –   B C D E F G H I J: Greg Johnson: Mircea Eliade, Carl Schmitt, & René Guénon. – K L M:  Michael Marder: “In tne Name of the Law: Schmitt and the Metonymic Abuse of Legitimacy”. – N O P Q R S:  Israel Shamir: “The Tyranny of Liberalism”. – T U V W X Y Z

Simboli: R = recensioni; A = Articoli;

1. Giorgio Agamben: “The State of Emergency”. E – Si tratta di un estratto di una conferenza di Giorgio Agamben, tenuta al centro Roland-Barthes (Université Paris VII, Denis-Diderot). Esce su un quotidiano pakistano: Daily Times. You right to now. A new voice for a new Pakistan, Saturday, March 21, 2009. «Giorgio Agamben is Professor of Philosophy at the University of Verona. This is excerpted from an extract from a lecture given at the Centre Roland-Barthes (Universite Paris VII, Denis-Diderot).

2. Michael Marder: “In the Name of the Law: Schmitt and the Metonymic Abuses of Legitimacy”. A – Si tratta di un testo, presentato alla “2009 Telos Conference”, che appare sul sito online di Telos in data 4 febbraio 2009.

3. Israel Shamir: “The Tyranny of Liberalism”. – Si tratta di un articolo presente nel sito di Israel Shamir, originariamente “A Talk at the conference on Religion in the International Relations: Liberalism and Tradition, International Relation Faculty, St Peterburgs State University – 24 November 2006”.

4. Greg Johnson: “Mircea Eliade, Carl Schmitt, & René Guénon” R/2013. – Si tratta della recensione di: «Mircea Eliade’s The Portugal Journal, trans. Mac Linscott Ricketts (Albany, N.Y.: SUNY Press, 2010) covers the years 1941 to 1945 when Eliade was a Romanian diplomat in Portugal. It is thus a prequel to Eliade’s four-volume Journal (Vol. 1: 1945–1955, Vol. 2: 1957–1969, Vol. 3: 1970–1978, and Vol. 4: 1979–1985), which begins with his arrival in Paris in September of 1945 and continues for the rest of his life».


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28 marzo 2009

Letteratura latino-americana su Carl Schmitt

Versione 1.3
Status: 19.2.14

La crescita esponenziale della comunicazione tramite internet anche in ambito scientifico ed in particolare negli studi schmittiani comporta un continuo rinnovamento dei metodi per la cernita, l'organizzazione e la classificazione dei dati. Vengono qui raccolti tutti i dati forniti dai motori di ricerca in relazione alla parola chiave "Carl Schmitt”, apparsi in lingua spagnola su siti web ubicati in America Latina. Sulla base di una valutazione di rilevanza del dato vengono inclusi o esclusi nel nostro censimento tutte le “notizia” di cui si ha conoscenza a prescindere da ogni giudizio critico che su di essi si intenda esprimere o non esprimere. I criteri di sistemazione e classificazione del materiale così raccolto potranno essere di volta in volta essere modificati in ragione della loro omogeneità / eterogeneità.

Sommario Numerico: 1. Enrique Hett: «Catastrófica frivolidad». – 2. Alejandro Gaviria: «La política y la guerra». – 3. Felix Cordero Peraza: Piratería en la política. –

Sommario Alfabetico: A B C: Felix Cordero Peraza: Piratería en la política. – D E F G: Alejandro Gaviria: «La política y la guerra». – H: Enrique Hett: «Catastrófica frivolidad». – I K L M N O P Q R S T U V Z

Simboli: Cb = semplice citazione senza particolari sviluppi sulla figura e l’opera di Carl Schmitt.

1. Enrique Hett: «Catastrófica frivolidad». – Si tratta di una citazione significativa tratta da un articolo di Enrique Hett con titolo “Catastrófica frivolidad”, riferito a Sarkozy, ma con un quesito sul ruolo della Nato basato su una citazione di Schmitt. L’articolo appare su sito: El Sol de México, che forse riprende l’articolo da: Organización Editorial Mexicana del 19 de marzo de 2009. L’articolo intero lo si può leggere cliccando sul titolo del paragrafo. Qui ne riportiamo la parte finale.

2. Alejandro Gaviria: «La política y la guerra». O – Si tratta di una “opinione” che appare su un periodico colombiano, El Especatodor del 9 maggio 2009. In calce all’«opinione» seguono i commenti dei lettori.

3. Felix Cordero Peraza: “Piratería en la política. !Ven la paja en el ojo ajeno y no la viga en el proprio!” / Cb 2013 – Il testo contiene una citazione alla definizione schmittiana della politica come incentrata sulla distinzione amico-nemico. Procede quindi con considerazioni sulla “pirateria nella politica”.

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